La realtà digitale

L’idea che la realtà possa essere digitale non è nuova, risale forse a Leibniz, ma si sviluppa più decisamente negli anni ’50 del 20° secolo, col nascere dell’informatica. Questa intuizione viene poi ripresa da diverse opere letterarie e cinematografiche, la cui massima espressione è probabilmente la trilogia di Matrix, in cui il mondo in cui viviamo viene presentato come un vero e proprio software.

E’ ovviamente molto difficile stabilire con certezza se viviamo in una specie di software, perché per esserne certi dovremmo poter uscire fuori dallo stesso, il che è impossibile per definizione. In alternativa, dovremmo riuscire ad individuare all’interno del nostro mondo indizi che siano sicuramente riconducibili alla struttura di un software. Si deve anche tener presente che il mondo potrebbe essere un software di un tipo così avanzato che, avendo come modello le nostre conoscenze informatiche attuali, non riusciamo a cogliere gli indizi della sua struttura digitale.

Ciò che è certo, è che se si considera che la realtà sia un software, molte storie tramandate da secoli e millenni assumono un senso più chiaro; inoltre si risolvono automaticamente questioni discusse per millenni da filosofi, teologi e scienziati. Il fatto stesso che, pensando la realtà come un software, tante cose diventano improvvisamente semplici e chiare potrebbe essere  la principale prova “oggettiva” che ci troviamo in un mondo digitale. Del resto, il filosofo medievale Guglielmo da Occam sosteneva che la spiegazione più semplice è spesso quella vera.

Se l’universo è un software, significa che è stato progettato e costruito da qualcuno che sta ad un livello di realtà “più basso” del nostro (non possiamo sapere a che livello sia la nostra realtà rispetto a tutte le altre esistenti, ma di sicuro se è un software non è la “realtà di livello zero”). E’ automatico identificare il costruttore del software con il Dio di cui moltissimi esseri umani hanno ipotizzato l’esistenza sin dalla più remota antichità. Su di lui e sul suo mondo non possiamo dire nulla, dato che sono esterni al nostro mondo e quindi non sono raggiungibili da noi esseri umani che ne siamo all’interno.

Ciò che possiamo fare, invece, è usare in modo nuovo ed integrato le conoscenze scientifiche moderne e le informazioni prevenuteci attraverso le tradizioni e le religioni per approfondire la comprensione della realtà ed il senso della nostra esistenza. In questo modo potremo inoltre trovare nuove soluzioni a problemi che si trascinano da sempre; queste nuove soluzioni ci renderanno più felici, perché saranno più conformi alla struttura del nostro essere e a quella del mondo.

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